Situata tra il paese di Gambara e l’omonima risorgiva, la piccola chiesa della Madonna Della Neve, rappresenta forse l’ edificio sacro più sentito e amato dai gambaresi.

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Di fronte ad essa spicca l’antico palazzo, e tutto il luogo è avvolto da un’ aura di pace e oserei dire di genuina spiritualità.

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Se le piante centenarie che costeggiano il fossato circondando il giardino del palazzo, potessero parlare, racconterebbero storie di conti e di nobildonne, di sfarzosi festini e ampie gonne colorate, giunte su lussuosi calessi trainati da cavalli con il manto sempre brillante.

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Ma narrerebbero anche le fatiche della povera gente, le loro lotte quotidiane per la sopravvivenza, le speranze e i desideri di chi per vivere poteva far conto solamente sulla natura e sulla propria esperienza. Persone umili, forse dimenticate, ma senza di esse, il paese di Gambara non sarebbe potuto diventare quello che è.

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Nessuno sa, e del resto a pochi potrebbe interessare la storia della mia quadrisavola che abitava un secolo fa, nella piccola casetta che sorge nella parte retrostante della chiesa della Madonna Della Neve.

Non ricordo come si chiamasse la signora, ma aveva un figlio adottivo che da adulto sposò una ragazza di Calvisano, e per questo si trasferì a vivere nel paese della sposa.

L’acqua del Fiume Gambara scorreva tranquilla dietro alla chiesetta, ma della vita coniugale dei due sposini non si poteva dire la stessa cosa, visto che spesso litigavano per questioni forse anche banali, o forse era il loro modo di scaricare le tensioni di una vita veramente dura….. Fatto sta’ che quando accadevano questi diverbi, tutti e due, s’ incamminavano, una dietro l’altro, in direzione sud, e percorrevano i quindici chilometri che separano Calvisano da Gambara. Senza perdersi di vista, si tenevano a debita distanza tutti e due imbronciati fino a che arrivavano presso la Madonna Della Neve.

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Là, venivano accolti dalla madre di lui, che suo mal grado era costretta a fare da giudice e da pacere, e ci riusciva sempre! Complice la pace del luogo, ma anche tutta quella strada percorsa a piedi scalzi, fatto sta’ che adesso,  i due, avevano più voglia di fare la pace che di litigare. Ormai le acque del fiume arrossivano di fronte al tramonto, i due innamorati ripercorrevano la strada a ritroso, ma questa volta tenendosi stretti mano nella mano, avvolti dal loro eterno amore, fino al litigio successivo.

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Ho voluto dedicare questa mosca da pesca alla Madonna Della Neve, a questo splendido luogo, ma soprattutto a tutte quelle vite che sono passate da li, esistenze ormai cancellate dalla memoria di tutti, ma stampate indissolubilmente nel tempo.

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